La malattia della porcellana

Sono nata nel 1961 a Roma, dove vivo e lavoro.
La mia passione per la porcellana risale all'età di 15 anni quando, durante un soggiorno di studio in Germania e già naturalmente incline all'antiquariato, visitai la fabbrica e il museo di Meissen che mi contagiarono con quella che nel Settecento veniva definita "la malattia della porcellana".

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Terminati gli studi in giurisprudenza ho assecondato questa attitudine frequentando, in Italia e all'estero, specifici corsi di antiquariato e di decorazione della porcellana.

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Sono ormai più di 20 anni che svolgo l'attività di decoratrice di porcellana, o meglio, di "Hausmaler", come preferisco definirmi parafrasando quella figura di artista che, con la nascita della porcellana bianca nella Germania del Settecento, decorava in proprio anziché lavorare per le manifatture.

Il mio lavoro si ispira a quel processo di sviluppo della porcellana europea iniziato nel 1710 per merito dell'alchimista Böttger che, nei suoi esperimenti per trasmutare la materia grezza in oro, scoprì il primo giacimento in Europa di caolino, una roccia sedimentaria dalla quale si otteneva un'argilla bianca e cremosa che consentiva la realizzazione di porcellane molto simili a quelle provenienti dall'Oriente che sarebbero andate presto a sostituire altri materiali, come il vetro e i legno, inadeguati alla produzione di stoviglie per il consumo delle nuove bevande importate, come il thè, il caffé e la cioccolata.

Da questa esigenza nacque una vera e propria moda della produzione di materiale con i medesimi requisiti della porcellana cinese, frutto di un affascinante procedimento tecnico che consentiva ai colori della pittura di modificarsi e acquisire lucentezza durante la cottura.

È a questo antico processo che si ispira il mio lavoro ed è all'uso ricercato, ma pratico e poco astratto degli oggetti che si ispirano le mie opere.